Alec Guinness: la bio-filmografia completa

Alec Guinness (Alec Guinness de Cuffe) nato a Londra il 2 Aprile 1914 e morto sempre in Inghilterra il 5 Agosto 2000.

Alec Guinness

Alec Guinness

Chi era (Sir) Alec Guinness? Basterebbero due nomi per ricordare le sue interpretrazioni cinematografiche più celebri: uno nella prima parte della sua carriera e l’altro nella seconda. Il colonnello Nicholson de Il ponte sul fiume Kwai gli fece vincere il premio Oscar nel 1957 come Migliore Attore Protagonista e il ruolo di Obi-Wan Kenobi nella prima originale trilogia di Star Wars (che all’epoca aveva il titolo italiano originale di Guerre Stellari) gli fruttò una candidatura come Miglior Attore non protagonista ai Golden Globes del 1978. Ricevette un secondo premio Oscar nel 1980; questa volta era un premio onorario alla carriera.

Alec Guinness de Cuffe nacque a Londra nel 1914 e probabilmente era figlio illeggittimo di un banchiere scozzese che non lo riconobbe mai ufficialmente. Il cognome Cuffe, infatti, era della madre. La sua vita privata fu abbastanza lineare. Nonostante la sua presunta bisessualità, si sposò nel 1938 con l’attrice Merula Sylvia Salaman e nel 1940 ebbe un figlio – Matthew Guinness – che divenne a sua volta attore. All’età di vent’anni debuttò in teatro e recitò fino all’avvento della seconda guerra mondiale. Nel 1941 si arruolò come volontario riservista nella Royal Navy. Solo dopo la fine della guerra tornò alla sua passione per il teatro.

La prima apparizione sul grande schermo avvenne nel 1946 con Grandi Speranze (Great Expectations) di David Lean col quale collaborerà in molti altri film come, per esempio, Le avventure di Oliver Twist del 1948. Il primo importante impegno cinematografico lo spinse ad interpretare ben otto ruoli nello stesso film: Sangue Blu (Kind Hearts and Coronets) del 1949. Nello stesso anno recitò anche in A run for your money. La sua carriera continuò con Last Holiday e Un monello alla corte d’Inghilterra (The Mudlark) del 1950, L’incredibile avventura di Mr. Holland (The Lavender Hill Mob) che gli fruttò la prima candidatura agli Oscar nella prestigiosa categoria per Miglior Attore Protagonista e Lo scandalo del vestito bianco (The Man in the White Suit) del 1951, Asso Pigliatutto (The Card) (The Promoter per gli USA) del 1952, The Square Mile, Malta Story e Il Paradiso del Capitano Holland (The Captain’s Paradise) del 1953, Uno strano detective, Padre Brown (Father Brown) e The Stratford Adventure del 1954, Rowlandson’s England, Due inglesi a Parigi (To Paris with Love), La Signora Omicidi (The Ladykillers) e Il Prigioniero (The Prisoner) (il cui ruolo del Cardinale gli valse la nomination ai BAFTA Awards come miglior Attore Britannico) del 1955, Il Cigno (The Swan) del 1956.

La consacrazione definitva e mondiale arrivò nel 1957 con un vero kolossal: Il Ponte Sul Fiume Kwai (The Bridge on the River Kwai) di David Lean. Interpretò il colonnello Nicholson e con grande maestria. Anche se il film ha più di mezzo secolo sulle spalle, non lo dimostra affatto. Lo si riguarda sempre volentieri. Con questo ruolo vinse tutti i premi più prestigiosi del mondo anglosassone. Fu premiato come Miglior Attore sia agli Oscar sia ai Golden Globes e vinse pure come Miglior Attore Britannico ai BAFTA Awards (il premio inglese più ambito dagli attori). Nello stesso anno uscì anche Barnacle Bill (All at See negli USA) in cui Guinness recitò nella parte del Capitano William Horatio Ambrose. Nel 1958 oltre a recitare in La bocca della verità (The Horse’s Mouth) ne fu anche sceneggiatore e con gran successo. Come attore vinse la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia mentre come sceneggiatore venne candidato sia agli Oscar sia ai BAFTA.

Nel 1959 fu nominato Cavaliere ed acquisì il diritto ad essere ufficialmente chiamato Sir. In quello stesso anno era nel cast di Il nostro agente all’Avana (Our Man in Havana) e Il Capro Espiatorio (The Scapegoat). Nel 1960 ottenne l’ennesima candidatura ai BAFTA come Miglior attore britannico col film Tunes of Glory. Nel 1962 fu la volta di A Majority of One, H.M.S. Defiant e del mitico Lawrence D’Arabia di David Lean in cui indossò i panni del Principe Faisal.

Dal 1964 al 1976 alternò ruoli impegnati ad altri più leggeri: La Caduta dell’Impero Romano (The Fall of the Roman Empire), La situazione è disperata ma non seria (Situation Hopeless… But not Serious), il Dottor Zivago (Doctor Zhivago) di David Lean, Hotel Paradiso, The Quiller Memorandum, The Comedians, Cromwell, Scrooge, Fratello Sole, Sorella Luna di Zeffirelli in cui la sua parte di Papa Innocenzo III fu doppiata da Gino Cervi, Hitler: The Last Ten Days e Invito A Cena Con Delitto (Murder by Death) di Neil Simon a cui va riservata una menzione speciale. Si tratta, infatti, di una commedia molto British che ridicolizza tutti i più grandi investigatori della letteratura e del cinema. Tra gli altri attori figurano Peter Falk, Truman Capote, David Niven e Peter Sellers. In questo film venne doppiato da Alberto Lionello.

Arriviamo così al 1977, anno in cui un semi sconosciuto George Lucas coinvolse Alec Guinness per un progetto su cui aleggiavano molti dubbi: un film di fantascienza intitolato Guerre Stellari (Star Wars). Guinness lo accettò ma all’inizio non fu tutto rose e fiori. Il suo ruolo era quello di un Maestro Jedi ovvero di un istruttore panta-fanta-spirituale le cui battute non lo convincevano per niente: Obi-Wan Kenobi. Tuttavia, tappandosi il naso, accettò la parte. Nonostante ciò il suo istinto gli mormorò qualcosa all’orecchio. Sembra fosse uno dei pochissimi a credere nel successo del film perchè chiese ed ottenne che nel suo contratto fosse prevista anche una piccola percentuale sugli incassi. Questa intuizione lo rese incredibilmente ricco. Per avere interpretato Obi-Wan Kenobi ottenne la candidatura sia agli Oscar sia ai Golden Globes come Miglior attore non Protagonista. A causa della incredibile fama planetaria di questo film, Guinness sopportava a fatica l’idea di essere così indissolubilmente legato al personaggio di cui non aveva stima. Ma grazie a questo potè vivere il resto della vita con una enorme ricchezza e potè permettersi di accettare solo quei ruoli che lo avessero convinto pienamente.

Nel 1980 (anno in cui venne insignito del premio Oscar Ad Honorem per la carriera) e nel 1983 ovviamente tornò a vestire gli stessi panni per i due celeberrimi sequel: L’Impero colpisce ancora e Il Ritorno dello Jedi. Tra un episodio e l’altro dell’epopea di Star Wars trovò il modo di recitare anche in Raise the Titanic, Il piccolo Lord (Little Lord Fauntleroy) e Lovesick.

Nel 1984 recitò in Passaggio in India (A Passage to India), nel 1985 in Monsignor Quixote e nel 1988 in A Handful of Dust. Sempre nel 1988 ottenne di nuovo la candidatura sia agli Oscar sia ai Golden Globes come Miglior Attore non Protagonista per Little Dorrit. Gli ultimi film in cui lavorò furono Kafka (1991), A Foreign Field (1993), Mute Witness (1994) ed Eskimo Day (1996).

Sir Alec Guinness scrisse tre libri autobiografici e subito dopo la sua morte uscì anche una biografia ufficiale a cura di Piers Paul Read con l’autorizzazione della moglie Merula.

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