American Sniper

American Sniper

American Sniper

Con American Sniper di Clint Eastwood non sei comodamente seduto in poltrona intento a guardare un film; sei in guerra. L’occhio che scruta il bersaglio attraverso il mirino del fucile non è di un infallibile tiratore scelto, ma di te stesso. L’immedesimazione nel personaggio principale è immediata. Chris Kyle non è un nome di fantasia. Considerato come il più letale cecchino americano, è stato ufficialmente accreditato di qualcosa come centosessanta uccisioni. Non un civile, ma un marines. Lunghi mesi passati in Iraq con il compito di difendere i commilitoni dagli attacchi dei nemici. Dalla sua autobiografia è stato tratto questo film. Come da abitudini consolidate, Eastwood pone domande importanti e lo fa attraverso immagini efficacemente penetranti. Non pretende che lo spettatore sia d’accordo con le sue risposte ma indirizza l’attenzione su specifici elementi in maniera da instradare le coscienze verso destinazioni non preventivate. In Iraq gli schieramenti in guerra erano due ma non necessariamente militari. Un soldato americano, appostato e nascosto, inquadra nel suo mirino un civile sospetto che si espone sul balcone di casa intento a telefonare, ma non procede oltre e non gli spara. Poco dopo da quella stessa casa escono una donna ed un bambino. Chi è il più moralmente condannabile? L’uomo che consegna una bomba alla moglie e al figlio piccolo, condannandoli ad un destino di morte certa o il cecchino che deve ucciderli prima che i due lancino la granata contro i marines? Crudele dilemma. Il punto di vista generale non è imparziale ma lascia comunque spazio al dubbio. Al funerale di uno dei tantissimi soldati americani morti in Iraq, ci si chiede anche se quella guerra fosse veramente necessaria. Eastwood segue le vicende della vita militare di Chris Kyle pur senza scadere nella bieca retorica. Merita una menzione speciale anche la scelta, del tutto originale, di far scorrere i titoli di coda nell’assoluto silenzio. Il vecchio regista americano, esperto ed appassionato di buona musica, ha voluto rinunciare a qualsiasi sentimentalizzazione permettendo all’attonito spettatore di meditare su quanto visto con profonda attenzione. Nessuna esaltazione ma, al contempo, nessuna condanna. Come a dire: “chi può scagliare la prima pietra?” Buona prova di Bradley Cooper nel ruolo del protagonista in un film che non verrà dimenticato facilmente. Un film che fa (e farà) discutere. Un film anche politico. Un film che non ha paura delle mezze misure. Un film che divide. Un film da vedere.

Uscita: 1 Gennaio 2015
Incasso: € 19.200.000,00
Voto: 8

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