Ernest Borgnine: la bio-filmografia (quasi) completa

Ernest Borgnine

Ernest Borgnine

Nome di battesimo: Ermes Effron Borgnino. Nome acquisito: Ernest Borgnine. Data di nascita: 24 Gennaio 1917. Luogo di nascita: Hamden – Connecticut (USA). Deceduto nel 2012 all’età di 95 anni. Questi sono i dati anagrafici salienti dell’attore di origini italiane vincitore del premio Oscar nel 1955 con Marty, vita di un timido (Marty). Una fisicità da antidivo e una faccia simpatica per nulla convenzionale. Dagli anni cinquanta in poi ha recitato in più di 180 tra film e puntate di serial televisivi. Noi punteremo l’attenzione sulla carriera prettamente cinematografica. Il padre Camillo Borgnino era di Ottiglio (Alessandria) e la madre Anna Boselli era di Carpi (Modena). Pochi anni dopo la sua nascita negli Stati Uniti, fu riportato in Italia e vi rimase a vivere per un lustro, fin quando ritornò negli USA. Nel 1935 si arruolò nella Marina Americana e vi rimase fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nei primi anni cinquanta debuttò come attore iniziando una carriera che si sarebbe protratta per 60 anni. Nonostante la già veneranda età, continuò a recitare fino agli ultimi anni di vita. Molto intenso l’aspetto sentimentale: si sposò cinque volte ed ebbe quattro figli.

Debuttò sul grande schermo nel 1951 con China Corsair diretto da Ray Nazarro con Jon Hall e Lisa Ferraday per protagonisti. E’ probabile che questo film non sia mai stato distribuito nel nostro paese. Nello stesso anno recitò anche in The Whistle at Eaton Falls di Robert Siodmak su cui la Guida ai film di Leonard Maltin scrive: “…questo film, girato come un documentario, ha a che fare con le problematiche relazioni di lavoro in una cittadina quando un manager di un nuovo stabilimento deve licenziare alcuni lavoratori…”. Sempre nel ’51 girò anche il modesto crime-movie Luci sull’asfalto (The Mob) di Robert Parrish. Nel 1953 entrò nel cast di altri tre film, uno dei quali gli diede la spinta decisiva verso la celebrità: Il tesoro dei condor (Treasure of the Golden Condor) di Delmer Daves (un mediocre film d’avventura), il western Lo straniero ha sempre una pistola (The Stranger Wore a Gun) di André De Toth che fu uno dei primi esperimenti in 3D degli anni cinquanta e soprattutto Da qui all’eternità (From Here to Eternity) di Fred Zinnemann insieme ad un cast di primissima grandezza composto da Frank Sinatra, Montgomery Clift, Burt Lancaster, Donna Reed, Deborah Kerr, Jack Warden e George Reeves. Questo melodramma antimilitarista ambientato alle Hawaii poco prima dell’attacco di Pearl Harbor vinse ben otto premi Oscar tra cui quello per Miglior Film. A dispetto di quel “faccione” da buffo e buono, Borgnine interpreta in questo film il ruolo del sadico e vendicativo sergente Judson – irriverentemente chiamato “Trippa” – che arriva anche ad uccidere a suon di botte il soldato Angelo Maggio (un magrissimo Sinatra).

Johnny Guitar per la regia di Nicholas Ray e poi il peplum con Demetrio e i gladiatori (Demetrius and the Gladiators) diretto da Delmer Daves. Tra il ’54 e il ’55 girò Cacciatori di frontiera (The Bounty Hunter) di André De Toth, Vera Cruz di Robert Aldrich con Gary Cooper e Burt Lancaster, Giorno maledetto (Bad Day at Black Rock) del grande John Sturges con Spencer Tracy il quale vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes ex-aequo proprio con Ernest Borgnine che recitava nella commedia drammatica Marty, vita di un timido (Marty). Fu con questa magistrale e pluripremiata interpretazione di Marty, per l’omonimo film diretto da Delbert Mann, che Borgnine entrò definitivamente nell’Olimpo di Hollywood. Oltre che a Cannes, vinse pure il Golden Globe, il BAFTA award ma soprattutto il premio Oscar come miglior attore protagonista. Una semplice storia d’amore minimalista tra due comuni personaggi timidi e non troppo attraenti. Lui (poco più che trentenne scapolo e che vive con la madre) è un macellaio italo-americano del Bronx che conosce lei in una sala da ballo e scopre che l’amore è sempre possibile.

Tra il ’55 e il ’56 sono parecchi i film in cui compare anche Brognine: All’ombra del patibolo (Run for Cover) di Nicholas Ray, Sabato tragico (Violent Saturday) di Richard Fleischer, Alamo (The Last Command) di Frank Lloyd, La giungla del quadrato (The Square Jungle) di Jerry Hopper con Tony Curtis che interpreta un pugile in ascesa, Vento di terre lontane (Jubal) di Delmer Daves, Pranzo di nozze (The Catered Affair) diretto da Richard Brooks e sceneggiato da Gore Vidal, La felicità non si compra (The Best Things in Life Are Free), regia di Michael Curtiz, Io non sono una spia (Three Brave Men) di Philip Dunne. Nel 1958, dopo 9 anni di matrimonio, divorziò da quella che sarebbe stata la prima delle future cinque mogli ovvero Rhoda Kemis. Dalla loro unione nacque una figlia: Gina. Sempre in quell’anno lo troviamo accreditato in tre film: I vichinghi (The Vikings) di Richard Fleischer con Kirk Douglas, Tony Curtis e Janet Leigh, Gli uomini della terra selvaggia (The Badlanders) di Delmer Daves e Inferno sul fondo (Torpedo Run) di Joseph Pevney. A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 recitò in La trappola del coniglio (The Rabbit Trap) diretto da Philip Leacock, L’estate della diciassettesima bambola (Season of Passion), di Leslie Norman, Spionaggio al vertice (Man on a String) di André De Toth, Pagare o morire (Pay or Die) di Richard Wilson, Va nuda per il mondo (Go Naked in the World), diretto da Ranald MacDougall ed interpretato anche da Gina Lollobrigida. Nel 1961 Borgnine si concede una parentesi “italiana” e lavora con tre registi di casa nostra: Duilio Coletti con Il re di Poggioreale, Vittorio De Sica con Il giudizio universale e Mario Camerini con I briganti italiani. Sempre nello stesso anno lo troviamo anche in un’altra produzione italiana (di De Laurentiis): Barabba di Richard Fleischer.

La filmografia degli anni sessanta è altrettanto nutrita quanto quella della decade precedente e comprende anche: Marinai topless e guai (McHale’s Navy) per la regia di Edward Montagne, Il volo della fenice (The Flight of the Phoenix) di Robert Aldrich, Tramonto di un idolo (The Oscar) di Russell Rouse, Vivere da vigliacchi, morire da eroi (Chuka) di Gordon Douglas, Quando muore una stella (The Legend of Lylah Clare) di Robert Aldrich, Base Artica Zebra (Ice Station Zebra) di John Sturges, I sei della grande rapina (The Split) di Gordon Flemyng, Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch) di Sam Peckinpah, L’ultimo avventuriero (The Adventurers) di Lewis Gilbert, Quei disperati che puzzano di sudore e di morte (Los Desesperados) di Julio Buchs ma soprattutto Quella sporca dozzina (The Dirty Dozen) di Robert Aldrich. Quest’ultimo film è un caposaldo nel suo genere. Uscito nel 1967 e ambientato in piena seconda guerra mondiale, racconta la preparazione e la messa in opera di una missione di guerra del tutto particolare. Per preparare l’assalto ad un castello e fare strage di generali nazisti ivi radunati in gran quantità, viene assoldato un manipolo di dodici condannati a morte o a lunghe detenzioni per i reati più crudeli; si parla di assassini, stupratori e quant’altro. Si offre loro la possibilità di riscattarsi e partecipare a questa impegnativa missione ottenendone in cambio il condono della pena. Naturalmente il rischio di lasciarci le penne è elevatissimo ma, non avendo nulla da perdere, per loro rimane solo la possibilità di ottenerne un guadagno. Un film ottimamente recitato da un grande cast che ottenne un entusiasmante successo al botteghino. Oltre a Borgnine, appaiono anche Telly Savalas, Lee Marvin, Jim Brown, John Cassavetes, Donald Sutherland, Charles Bronson, Robert Ryan, George Kennedy, Richard Jaeckel. Nonostante sia trascorso quasi mezzo secolo, è sempre divertente rivedere le vicende dei dodici delinquenti che si trasformano in un gruppo affiatato e determinato ad eseguire la missione della vita. In questa decade fu molto intensa anche la vita sentimentale di Borgnine. Nel 1959 contrasse il secondo matrimonio con l’attrice Katy Jurado da cui divorziò dopo quattro anni e tra il 1964 e il 1965 si sposò per divorziare poco dopo con la terza moglie: la cantante Ethel Merman.

Negli anni settanta continua la super-attività di Borgnine. Sono numerosissimi i film a cui prende parte: Supponiamo che dichiarino la guerra e nessuno ci vada (Suppose They Gave a War and Nobody Came?) di Hy Averback con – tra gli altri – Tony Curtis, Willard e i topi (Willard) di Daniel Mann, Provaci ancora mamma (Bunny O’Hare) di Gerd Oswald, La texana e i fratelli Penitenza (Hannie Caulder) di Burt Kennedy, Un uomo dalla pelle dura di Franco Prosperi, La Feccia (The Revengers) Daniel Mann, L’avventura del Poseidon (The Poseidon Adventure) di Ronald Neame, L’imperatore del Nord (Emperor of the North Pole) di Robert Aldrich, L’odissea del Neptune nell’impero sommerso (The Neptune Factor) di Daniel Petrie, Legge e Disordine (Law and Disorder) di Ivan Passer, Il maligno (The Devil’s Rain) di Robert Fuest, Un gioco estremamente pericoloso (Hustle) di Robert Aldrich, Natale in casa d’appuntamento di Armando Nannuzzi, Shoot, voglia di uccidere (Shoot) di Harvey Hart. Nel 1977 troviamo anche Borgnine nel film-documentario Io sono il più grande (The Greatest) diretto da Tom Gries il quale morì durante le riprese. Si tratta della storia di Cassius Clay (poi divenuto Muhammad Alì) e fu interpretato dallo stesso Muhammad Alì. Sempre di quell’anno sono anche Il principe e il povero (Crossed Swords) di Richard Fleischer e Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli che in origine era uno sceneggiato per la televisione ma in seguito ne venne elaborata una versione più breve che fu distribuita al cinema divisa in due parti. La fine degli anni ’70 è caratterizzata da altri film: Convoy – Trincea d’asfalto (Convoy) di Sam Peckinpah, Ravagers di Richard Compton, Doppio Intrigo (The Double McGuffin) di Joe Camp, Niente di nuovo sul fronte occidentale di Delbert Mann e il fantascientifico The Black Hole – Il buco nero (The Black Hole) di Gary Nelson. Questa intensa decade fu costellata quindi da un numero notevole di partecipazioni attoriali ma non solo. Tornando alla vita privata, Borgnine si diede molto da fare anche a livello sentimentale. Nel 1972 divorziò dalla quarta moglie Donna Rancourt che aveva sposato sette anni prima e dalla quale ebbe tre figli: Christopher, Sharon e Diana. Successivamente – nel 1973 – sposò la quinta e ultima moglie: Tova Traesnaes.

Gli Anni ottanta iniziarono con la partecipazione nel film Ormai non c’è più scampo (When Time Ran Out…) di James Goldstone e nell’italiano Poliziotto superpiù di Sergio Corbucci. Nel 1981 arrivò il momento per Borgnine di prendere parte al film di John Carpenter che sarebbe divenuto un “cult” nel suo genere: 1997: Fuga da New York (Escape from New York). Il ruolo assegnato all’attore italo-americano è quello del tassista che porta a spasso Jena Plissken (Kurt Russell) per una New York post-atomico-industriale divenuta ormai un unico immenso carcere. L’idea – all’epoca – era di una cupa visionarietà impressionante. Jena Plissken era stato spedito, suo malgrado, nel ghetto con il compito di recuperare il Presidente degli Stati Uniti (Donald Pleasence) in quanto l’Air Force One era precipitato proprio nell’inaccessibile e inviolabile immensa prigione di New York. Altri attori di gran lustro vennero chiamati per questo film come Lee Van Cleef che interpreta il Capo della Polizia; l’organizzatore e supervisore della pericolosa missione di ricerca e recupero. Sempre negli anni ’80 gli altri film con Ernest Borgnine sono: Benedizione mortale (Deadly Blessing) di Wes Craven, I vendicatori della notte (Young Warriors) di Lawrence David Foldes, Arcobaleno selvaggio di Antonio Margheriti, Mafia Kid (Spike of Bensonhurst) di Paul Morissey, Cane arrabbiato (The manhunt) di Fabrizio De Angelis. Tra il 1985 e il 1988 girò anche, tra gli altri, tre film per la TV che intendevano recuperare e rinverdire i successi di Quella Sporca Dozzina uscito vent’anni prima. Sono: “Quella sporca dozzina II”, “Quella sporca dozzina: missione di morte”, e “Quella sporca dozzina: missione nei Balcani”. Inutile dire che il fascino e il divertimento del primo film erano impossibili da eguagliare. Nonostante l’età già molto avanzata, Ernest Borgnine non perse il vizio e anche dagli anni novanta in poi partecipò alla lavorazione di numerosissimi altri film. Tra tutti ne ricordiamo alcuni: Any Man’s Death di Tom Clegg, Amanti, Primedonne (Mistress) di Barry Primus, La mia flotta privata (McHale’s Navy) di Bryan Spicer, Gattaca – La porta dell’universo (Gattaca) di Andrew Niccol, L’Ultima Grande Corsa (The Last Great Ride) di Ralph Portillo, Blueberry di Jan Kounen. In La cura del gorilla (2006) di Carlo Sigon recitò, per la prima volta, in Italiano. Nel 2010 ottenne una parte anche in RED di Robert Schwentke. Nel 2012 si è spento un antidivo che visse per parecchi decenni nel cinema, spesso come comprimario ma sempre di gran classe e simpatia. Addio, Ernest!

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