Hugo Cabret di Martin Scorsese

Hugo Cabret (Hugo) figurava tra i film candidati per il premio Oscar 2012; diretto da Martin Scorsese e con un cast di tutto rispetto. Insieme ai due giovanissimi protagonisti Asa Butterfield e Chloe Moretz troviamo Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Jude Law, Ray Winstone e Christopher Lee che ha dovuto aspettare di avere novant’anni e infiniti film alle spalle per interpretare finalmente un personaggio buono. Scorsese ci racconta una favola deliziosa attraverso lo sguardo di un ragazzino che, dopo avere perso il padre, si dedica alla cura di tutti gli orologi della stazione di Parigi durante gli anni trenta. Insieme all’amore per gli ingranaggi, a Hugo è stato lasciato in eredità anche un vecchio automa che nasconde una storia tutta da seguire. Dopo mille peripezie scopriamo che anche uno dei padri del cinematografo (il realmente esistito Georges Méliès) viene coinvolto nella vicenda. Martin Scorsese non nasconde tutto il suo amore per il Cinema e con Hugo Cabret ne confeziona un tenerissimo omaggio. Nonostante l’atmosfera da fiaba, non è un film studiato per i ragazzini (almeno non solo) ma anche e soprattutto per smaliziati cinefili. Le avventure del giovane Hugo sono in realtà un pretesto per celebrare le origini parigine del cinematografo. In una confezione di extra lusso con le imponenti e affascinanti scenografie di Dante Ferretti, riusciamo a intravedere e leggere mille sottotesti e infinite sfumature che ad un occhio superficiale possono sfuggire. Un quadro barocco da vedere con gli occhi e da sentire col cuore; esattamente quel cuore con la forma del quale è costruita l’unica chiave che può attivare l’automa custodito da Hugo.

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