Il ragazzo con la bicicletta

Il ragazzo con la bicicletta

Il ragazzo con la bicicletta (Le gamin au vélo) di Jean-Pierre e Luc Dardenne era uno dei film in concorso al Festival di Cannes 2011. Cyril è un ragazzino, della cui madre non si conosce nulla, lasciato in deposito dal padre in un Istituto per l’Infanzia. Nonostante gli sforzi degli educatori, tenta molte volte – e spesso ci riesce – di fuggire per cercare disperatamente l’unico genitore conosciuto il quale, però, ha intenzionalmente cambiato casa, lavoro e numero di telefono senza avvertire nessuno. La tenacia del piccolo verrà parzialmente premiata. Seguendo a ritroso le tracce lasciate dall’irresponsabile padre, ritrova l’appartamento in cui abitava e, successivamente, arriva anche a ritrovare l’uomo stesso. Scoprendo che il padre non vuole più sapere nulla di lui e non vuole nemmeno parlargli, viene avvinto da una rabbia feroce che lo fa precipitare in un profondo sconforto. Oltre che avere abbandonato il figlio, il padre gli ha pure venduto la bicicletta ovvero l’unico bene materiale a cui Cyril fosse davvero attaccato. Durante una delle numerose fughe, in modo del tutto fortuito Cyril si imbatte in Samantha, una parrucchiera di animo gentile, che viene fortemente colpita da questo ragazzino disperato e sbandato. Cecile De France (nel ruolo di Samantha) trova il modo di rintracciare e ricomprare la bicicletta di Cyril e, riconsegnandola al ragazzo, inizia ad intrattenere un rapporto sempre più stretto con lui fino al punto da prendersene cura nei fine settimana. Cyril trova in lei quell’affetto materno di cui non ha, probabilmente, mai goduto e Samantha si trova ad affrontare i mille problemi di un ragazzo difficile che si lascia coinvolgere con facilità anche in azioni di stampo criminale. I fratelli Dardenne indagano, una volta di più, sulla psicologia di chi si ritrova ad affrontare un’infanzia difficile. Lo stile del film è asciutto, senza fronzoli, voli pindarici nè cadute di melassa. E’ un film duro e secco che ti lascia con l’amaro in bocca anche per quel suo senso di incompiuto. E’ uno spaccato di vita raccontato dall’anomalo punto di vista di chi non ha mai avuto una famiglia vera alle spalle.

Voto: 7-

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