Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato

Lo Hobbit

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Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (The Hobbit: An Unexpected Journey) di Peter Jackson con Ian McKellen (Gandalf), Martin Freeman (Bilbo Baggins da giovane), Richard Armitage (Thorin), James Nesbitt (Bofur), Ken Stott (Balin), Sylvester McCoy (Radagast), Barry Humphries (il grande Goblin), Cate Blanchett (Galadriel), Ian Holm (Bilbo Baggins da anziano), Christopher Lee (Saruman), Hugo Weaving (Elrond), Elijah Wood (Frodo Baggins), Andy Serkis (Gollum/Smeagol), Aidan Turner (Kili), Dean O’Gorman (Fili), Graham McTavish (Dwalin), Adam Brown (Ori), Peter Hambleton (Gloin), John Callen (Oin), Mark Hadlow (Dori), Jed Brophy (Nori), William Kircher (Bifur), Stephen Hunter (Bombur). Lo Hobbit è un libro scritto da J.R.R. Tolkien e pubblicato nel 1937. I fatti narrati precedono di sessant’anni quelli descritti nei tre volumi de Il Signore degli anelli. La celebre trilogia venne pubblicata solo negli anni cinquanta. Se è vero che il regista neozelandese Peter Jackson ha dovuto lavorare di forbici per poter condensare i tre libri in altrettanti, pur lunghi, film è anche vero che per Lo Hobbit ha operato nella maniera diametralmente opposta. Il materiale a disposizione, questa volta, era meno complesso ed elaborato ma le leggi del marketing hanno richiesto che ne venisse prodotta una nuova trilogia cinematografica. Questo primo capitolo Un viaggio inaspettato risulta palesemente stiracchiato; la prima parte del film è terribilmente didascalica ed ha il sapore del brodo allungato. Solo nel secondo tempo ritroviamo quella epicità e quel sapore di avventura che hanno caratterizzato tutti e tre i film de Il Signore degli anelli. Le quasi tre ore di racconto prendono le mosse da un giovane Bilbo Baggins. La vita di un hobbit è tutt’altro che avventurosa o movimentata. La cura dei giardini nella verde Hobbiville, la coltivazione dei campi e la passione per il cibo sono le attività preponderanti per i mezz’uomini della Contea. La vita di Bilbo cambia radicalmente con l’arrivo in casa sua di Gandalf il Grigio insieme a tredici nani; Thorin Scudodiquercia ne è il leader. I nani sono stati cacciati da un ferocissimo drago (Smaug) che si è impossessato della loro montagna solitaria e di tutti i loro tesori. La decisione presa dai barbuti e determinati combattenti è quella di ritornare all’amata montagna di Erebor. Per intraprendere questo periglioso viaggio devono convincere a seguirli anche il pacioso Bilbo. Nessuno immaginava che durante il tragitto, lo hobbit Bilbo sarebbe venuto anche in possesso del fatidico anello del potere perduto da Gollum. Affrontando una miriade di peripezie e pericoli “orchici”, la compagnia si dirige verso il monte Erebor che è ancora pesantemente presidiato dal terribile Smaug. Esattamente come avvenne per La Compagnia dell’Anello, anche qui la vicenda si interrompe bruscamente proprio quando iniziamo ad appassionarci al racconto, lasciandoci con un acre sapore di amaro in bocca. Tutto il resto verrà svelato dai film seguenti. Appuntamento rinviato ai prossimi due capitoli…

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