Reality

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Matteo Garrone è il regista di Reality; una tragicommedia che stupì e conquistò pubblico e critica al Festival di Cannes 2012 (vincendo il Grand Prix speciale della giuria) facendo poi man bassa anche di tutti i principali premi cinematografici italiani di quell’anno. Il non-attore Aniello Arena ne è il protagonista. Enzo è l’ospite d’onore del sontuoso matrimonio che apre il film. Ma chi è Enzo? Un personaggio noto per un merito “artistico” tutto suo: è stato per 116 giorni nella casa del Grande Fratello. Questo curriculum è sufficiente per far si che venga accolto da tutti proprio com una star. Il suo slogan è: non abbandonate mai i vostri sogni! Luciano (Aniello Arena) viene colpito dal carisma di Enzo ma soprattutto inizia a coltivare il desiderio di seguirne le orme. Avrà quindi occasione di partecipare al casting per il famoso reality show e vivrà con trepidazione l’attesa per la chiamata. Il film fotografa meravigliosamente la società di oggi in cui la scala di valori “civili” è stata paurosamente rovesciata. L’intera vicenda è uno spaccato di napoletanità colorato e fantasioso tra mille superstizioni ed espedienti poco legali. La versione partenopea del sogno americano che diventa ossessione, come un’autentica patologia psico-sociale. Enzo ripete “Never give up” e, infatti, Luciano non molla mai. E’ sicuro di risolvere tutti i suoi problemi grazie alla partecipazione televisiva e arriva anche a diventare patologicamente ossessionato da quell’idea. Il lavoro di pescivendolo e la famiglia perdono di importanza perchè in cima a tutto c’è la sicurezza di diventare famoso e ricco. Riflessioni molto amare quelle che scaturiscono dalla sceneggiatura. Narrazione colorata e colorita che non diventa mai melodrammatica pur affondando le unghie dentro la carne degli spettatori. Film da vedere. Per chi non è nato sotto il Vesuvio, è necessario fare attenzione ai sottotitoli. Gomorra docet.

Voto: 7

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