The Walk: la recensione

Una scena di THE WALK

Una scena di THE WALK

Il regista di mille successi e immortali cult come Ritorno al futuro, Contact, Cast Away, Forrest Gump, Chi ha incastrato Roger Rabbit, Flight eccetera eccetera, ha deciso di immortalare l’impresa (ovviamente clandestina) di Philippe Petit che negli anni settanta collegò il tetto delle due torri gemelle del World Trade Center di New York con un cavo d’acciaio per tentare di attraversarlo compiendo una passeggiata sospeso a più di 400 metri di altezza. Un film adrenalinico con la nostalgia di quei grattacieli che non esistono più e col fascino di una storia vera. I protagonisti sono Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Charlotte Le Bon e James Badge Dale. Un film diviso in due parti ben distinte. Nella prima metà Zemeckis affida al protagonista il compito di presentare se stesso e i suoi esordi come funambolo in una Parigi di inizio anni settanta. Un espediente che può stimolare l’interesse verso il racconto ma che può diventare anche un’arma a doppio taglio. Se il suo uso diviene eccessivo può risultare invadente perchè spezzetta il racconto e tende a trasformare il film in una sorta di documentario in stile Piero Angela. Nella seconda metà la situazione migliora e si lascia molto più spazio alla finzione/funzione filmica tout court. Lo spettacolo è indubbio, così come il fascino della ricostruzione digitale delle Twin Towers. Una storia dall’enorme potenziale viene parzialmente sprecata dal regista Robert Zemeckis il quale indugia troppo nella ricerca spasmodica della profondità di campo per esaltare gli effetti tridimensionali a scapito dell’indagine interiore di chi sceglie di compiere una vera follia mai tentata prima. Avremmo preferito scrutare di più il mondo interiore di una personalità così particolare piuttosto che salire e scendere continuamente dal tetto al suolo di quelle due torri ora tristemente assenti. Spettacolare si, ma senza abbastanza cuore.

Voto: 6+

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