The Way Back

The Way Back

The Way Back

The Way Back di Peter Weir con Colin Farrell, Ed Harris, Saoirse Ronan, Mark Strong e Jim Sturgess. Nel 1941 tre uomini attraversarono a piedi l’Himalaya fino ad arrivare in India. Erano sopravvissuti ad una marcia di 6.500 chilometri verso la libertà. Questo film è dedicato a loro. Con queste parole si apre l’ultimo film di Peter Weir, il regista australiano realizzatore di alcuni tra i più interessanti film degli ultimi decenni. Da Un anno vissuto pericolosamente del 1982 (che lanciò una nuova star: Mel Gibson), al poetico L’attimo fuggente del 1989 con uno straordinariamente drammatico Robin Williams fino all’innovativo e struggente The Truman Show del 1998. Anche il più recente Master and Commander – Sfida ai confini del mare (2003) non è da meno dei suoi predecessori. Naturalmente tra un capolavoro e l’altro ha realizzato molti altri film degni di essere periodicamente recuperati e rivisti come Picnic ad Hanging Rock (1975), Gli anni spezzati (1981) o Witness – Il testimone (1985). Con The Way Back Weir ricostruisce una vicenda, che definire avventurosa è limitativo, di un gruppetto di uomini evasi da un Gulag in Siberia, nel 1941. In un periodo storico in cui la Germania di Hitler era impegnata ad invadere la Polonia da Ovest e l’Unione Sovietica di Stalin da Est, tutta l’Europa era nel bel mezzo di un conflitto bellico straripante. Citando gli orrori del regime comunista al pari di quello tedesco, Weir si concentra soprattutto sull’epicità di un viaggio che nessuno avrebbe considerato plausibile (e che non tutti considerano realmente effettuato). A piedi, senza bussola, con poco cibo, niente acqua e vestiti inappropriati, alcuni prigionieri riescono ad attraversare la Siberia innevata fino ad arrivare al lago Baikal. Da qui sconfinano in Mongolia, trovandosi nel bel mezzo del Deserto del Gobi e poi la Cina, il Tibet, la catena dell’Himalaya fino ad arrivare nell’India colonizzata dall’Impero Inglese. Dal gelo della Siberia, al sole del Deserto, dalle pianure floride del lago Baikal alle cime dell’Himalaya. La natura esplode in tutte le sue forme più estreme e Weir la cattura con immagini affascinanti. Gli uomini in fuga sono di origini molto variegate ma fanno gruppo per sopravvivere alle estreme avversità climatiche e ai crudeli soprusi del regime sovietico. Avventura e maestosità paesaggistiche.

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